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Teoria delle undazioni

Cosa afferma la teoria delle undazioni?

Con il termine di orogenesi (introdotto nella letteratura geologica dall'americano F. Gilbert nel 1890) si intende l'insieme dei grandiosi fenomeni che hanno causato, e causano tuttora, la formazione delle montagne.

Si è sempre tentato di trovare una spiegazione il più possibile unitaria ai processi orogenetici e ciò ha portato al sorgere di numerose teorie generali diverse e talvolta addirittura tra loro contrastanti.

Le teorie orogenetiche possono essere divise in due gruppi:

  • teorie verticaliste che, sia pure con differenti motivazioni, interpretano i processi orogenetici come causati da vasti movimenti verticali della crosta;
  • teorie orizzontaliste, che spiegano i processi orogenetici con grandi spostamenti orizzontali delle masse crostali.

Tralasciando per semplicità le numerose variazioni apportate alle principali teorie si possono ascrivere al primo gruppo la teoria delle undazioni e la teoria dell'espansione globale.

Al secondo gruppo possiamo ascrivere la teoria della deriva dei continenti e la teoria della tettonica a zolle.

In questa sede affronteremo la teoria delle undazioni.

Spiegazione della teoria delle undazioni

La teoria delle undazioni è stata enunciata nel 1935 da R. van Bemmelen che, successivamente, vi ha apportato vari perfezionamenti.

L'undazione è inizialmente un'area di sollevamento dovuta a processi di differenziazione magmatica da cui si originano masse "granitiche" (astenoliti) che si spostano verso l'alto a causa della loro densità (2.500 kg/m3) ridotta rispetto a quella delle masse adiacenti (densità da 2.700 a 3.000 kg/m3).

Gli astenoliti, per meccanismi di scorrimento sottocrostale, darebbero origine a zone di sollevamento, affiancate da zone di subsidenza e di accumulo di sedimenti (geosinclinali).

Le aree sollevate provocherebbero tutta una serie di scorrimenti laterali e di scivolamenti gravitativi a varia profondità (tettogenesi per gravità) da cui si solleverebbero finalmente per isostasia (cioè per tendenza all'equilibrio tra masse a densità diversa) le catene di montagne, espressione superficiale di modificazioni petrografiche e strutturali profonde.

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